NATURAL...MENTE

 

Il ritorno alla naturalità è invocato da più parti: da quella sociale, a quella politica, a quella religiosa, tramite movimenti naturalisti, ecologisti, nudisti, buddisti...

Ma la natura all'origine è proprio così pura e vera?

Finchè le cose vanno per il verso giusto, la natura è amata in tutti i suoi risvolti; ma quando arrivano terremoti, cataclismi, situazioni critiche e emergenze, alluvioni, tsunami, carestie e pestilenze...allora ecco che si svela la vera natura della natura: la sua peccaminosità.

E con questo termine non vogliamo sostare solo al livello morale e religioso, ma vogliamo indicare a tutto campo ogni aspetto delle sue manifestazioni: esse all'inizio, all'origine hanno una natura intaccata, contaminata, portata verso il male e non il bene, soggetta alla fragilità e sempre imperfetta.

La natura nella sua apparenza ci mente, è menzogna. Non ci mostra la sua vera identità, che poi è anche - nella sua naturalità - quella degli umani e di tutti gli esseri viventi: l'assoggettamento a un male iniziale impossibile da debellare in toto, ma possibile da trasformare o da superare nell'esercizio e nell'applicazione di una natura oltre la natura.

La verità e la purezza della natura delle cose

non sta mai in essa, ma sempre oltre.


"DIO CANE"


Accostare il nome di Dio a un animale come il cane, se un giorno era un dispregiativo e offensivo, oggi per lo meno, da come sappiamo siano trattati i cani, è certamente un buon apprezzamento. Di sicuro Dio per questo accostamento non si offende, anzi, si sente valorizzato, proprio come sono valutati i nostri animali domestici, che più che domestici, la fan da padroni, facendosi coccolare e servire in ogni modo.

Questa espressione poi, al di là di questa valutazione, non ha un giusto accostamento, in chi la dice, in quanto il nome di Dio nel settore cristiano non è così generico, ma ha la definizione di Padre, Figlio e Spirito Santo. Questo è il Dio dei cristiani, e non un Dio generico che può essere dell'ebreo, del musulmano, e di altri...

Quindi, al di là dello sfogo istintivo, che valore e che peso ha questa bestemmia, se non colpisce il Padre, il Figlio o lo Spirito Santo? Avete mai sentito imprecare "Padre cane", o "Figlio cane", o "Spirito Santo" cane? La bestemmia dunque, non colpisce affatto il nome del Dio cristiano, ma è solo un vago accenno alla divinità che si vorrebbe interpellare.

Dunque, ogni bestemmia, a questo punto, oltre a essere uno sfogo di tensione o irritazione, non ha alcun peso o valore, e non sarà certo da considerare peccato o offesa a Dio (quale?) ma più che tutto una fuoriuscita della tensione morale di chi la dice.

Tutt'al più, in queste che diciamo bestemmie, gli unici che potrebbero restare offesi potrebbero essere soltanto i cani.

TUTTO VIEN RIESUMATO


Tutto vien riesumato, proprio come dal concime viene rigenerato, a dispetto di chi dice che  più nulla c'è e non ci sarà.

Ma quel che conta è proprio quel che non conta, e quando ci dicono che siamo pezzi di merda, ringraziamo e lodiamo la vita, che ci conserva per rigenerare le sue realtà.

Ogni nostro rifiuto, se ben posato, viene alla fin fine rigenerato, senza alcun intervento umano nè divino, solo per la natura delle cose stesse.

Allora, il pessimismo non ha alcun senso, se partiamo dal basso. Se dall'alto, certo, non godiamo affatto di questa vita, e ci illudiamo spesso e volentieri, tra religioni e sette e briganti di varie genere e nazionalità. Ma se partiamo dall'humus della terra, saremo certi di una rinascita a livello umanissimo, concreto e fattibile, che darà nuova vita proprio là dove si considerava tutto finito.

Fatto e finito, di merda riempito, la tua situazione sarà miracolo di resurrezione.

"E' UNA TRADIZIONE DA MANTENERE..."

 

"E' UNA TRADIZIONE DA MANTENERE..."

Spesso di sente questa espressione riferita a situazioni di ogni genere, dalle iniziative scolastiche a quelle politiche, a quelle religiose o famigliari...

Ma occorre chiedersi: le stiamo mantenendo, queste tradizioni, per la vita o per la morte loro e di noi?

Una tradizione mantenuta tale e quale nel tempo non crescerà mai, e non solo resterà sempre uguale e ripetitiva, ma sarà sempre più pesante e ingombrante di fronte alla prospettiva della crescita del progresso a tutti i livelli.

Tradizione che diventa tradizionalismo e mantiene solo le cose tali e quali, senza mai metterle in dubbio nè per il cambiamento nè per una revisione?

La tradizione sia allora - questo ci auguriamo - mantenuta sì, ma in vita e per la vita che cresca nelle sue evoluzioni e nello spirito di chi la vive. Una tradizione così non tradirà mai l'umanità nè l'identità di se stessa.

Purtroppo oggi la paura e l'abitudine tendono a prevalere e a fare della tradizione una non traduzione in atto nel vivere. Riprendiamoci la tradizione che trasmette, che fa passare in avanti se stessa e ogni realtà che incontra sul suo cammino.

La tradizione, insomma, è mantenuta in vita dandole in cibo la cultura e l'umanità, iniziando a metterla in crisi non per demolirla ma per aprirle nuove possibilità e il rinnovamento.

"CERTO CHE SEI DEI NOSTRI !"

 

"CERTO CHE SEI DEI NOSTRI !"

Nella passeggiata del centro città mi imbatto in un ragazzo che mi esibisce un quotidiano di "Lotta Continua" che esprime al massimo la mentalità comunista. Offrendomi il giornale da acquistare, mi dice, appunto: "CERTO CHE SEI DEI NOSTRI !", vedendomi con gli occhiali scuri, la barba e il copricapo, che mi fanno già apparire - come mi salutò un mio confratello - come un terrorista.

Gli rispondo: io sono già dei vostri, senza acquistare il giornale! E così procedo nella mia passeggiata. Ma intanto ripenso a come le apparenze ci fanno giudicare le persone, e basta poco per essere catalogati tra i ranghi di uno o l'altro settore religioso, politico, sociale, culturale,...

In fin dei conti, essere "dei nostri" da una parte è un giudizio, dall'altro una buona considerazione, visto che essere con gli altri è sempre una occasione non solo di scontro, ma soprattutto di confronto, di scambio, di accettazione della diversità, e quindi di dialogo e comunione.

Ma davvero io sembro un terrorista, un comunista, uno fuori dagli schemi?...

Lascio a voi l'impressione, mettendovi innanzi la foto della mia odierna situazione:


"NON PUOI PIANGERE IN CHIESA !"

 

"NON PUOI PIANGERE IN CHIESA !"

Questa l'espressione di una mamma al piccolo figlio che stava a piangere e gridare lungo la passeggiata del centro. Avvicinandosi a una chiesa, la mamma richiama così il figlio prima di entrare con lui.

Se da una parte l'espressione denota la preoccupazione della mamma di non disturbare il luogo sacro, dall'altra sottintende anche una situazione inconscia: in chiesa non si può piangere, non è il luogo per piangere, non è il posto per esprimere i sentimenti...

In effetti, nel mondo di oggi, dove piangere è quasi atteggiamento sconosciuto, anche nella sfera della fede appare importante la funzionalità, l'esteriorità, la liturgia e il rito, che non contempla l'espressività delle emozioni.

In appendice, diciamo che la chiesa è proprio il luogo dove piangere, in cui esprimere i sentimenti e le emozioni sia di fronte alla divinità come agli altri.

"In chiesa puoi piangere fin che vuoi..."

"MA CHE CAZZO DI ACQUA E' QUESTA?"


Esce dal portone di una casa una donna in bicicletta, che accorgendosi della pioggia, esclama a gran voce: 

"MA CHE CAZZO DI ACQUA E' QUESTA?"

Al momento rimango basito, poi rifletto e mi dico: ma che cazzo di donna è questa?

La pioggia è evento naturale, che non va secondo i tuoi gusti e i cazzi tuoi, mentre tu, femmina, stai usando il mondo a tua immagine e somiglianza, cioè di una che si fa solo i cazzi suoi e non pensa nè agli altri nè al mondo.

La pioggia è anche un beneficio, donna, e non solo un disguido, come tu vorresti istintivamente far intendere col tuo grido; forse a te va bene solo il sole, ma il sole da solo è solo per le persone sole; e per questo, femmina, ti compiango, anzitutto perchè infanghi di ignoranza la tua categoria, e poi perchè alla fin fine con quella sgraziata espressione hai manifestato di essere una persona sola, che soffre della propria solitudine, che non sa accettare la diversità e la ricchezza che la natura e la naturalezza delle realtà ci offre.

Grazie comunque, perchè il confronto con il tuo istinto disumano ha fatto emergere il bisogno di una nuova e rinnovante umanità che parte sempre dall'accogliere e accettare ogni giorno quello che la vita ci dà, iniziando proprio dalla pioggia che la natura, in modo naturale e puro, ci offre in dono.

Ma allora tu, in fin dei conti, che cazzo di donna sei?